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Alberto Franchetti

Il libro raccoglie e amplia le relazioni presentate in occasione del “Convegno Internazionale di Studi Alberto Franchetti” svoltosi a Reggio Emilia nel settembre del 2010 ed è la prima monografia in italiano interamente dedicata alla figura del compositore e musicista Alberto Franchetti (1860-1942).

Stimato da Giuseppe Verdi, amico di Gabriele D’Annunzio, esponente di una giovane scuola di compositori insieme a Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Umberto Giordano, ammiratore ed epigono italiano di Richard Wagner, Alberto Franchetti ebbe più di ogni altro musicista della sua epoca una formazione e una cultura artistica di stampo europeo e cosmopolita: figlio di una Rothschild di Vienna (valente pianista allieva di Franz Liszt) e fratello del più giovane Giorgio (anch’egli pianista e compositore e, più tardi, appassionato collezionista e restauratore della Cà d’Oro di Venezia), Alberto viaggiò e studiò fra Venezia, Vienna, Monaco, Dresda e Parigi, prima di stabilirsi definitivamente in Italia e in particolare (per la prima parte della sua carriera) a Reggio Emilia, città dove ebbe i primi successi musicali e dove la sua famiglia si era da tempo radicata.

Nonostante i numerosi successi operistici internazionali (dall'”Asrael” del 1888 al “Cristoforo Colombo” del 1892, da “Germania” del 1902 fino a “La figlia di Iorio” del 1906), Franchetti venne ben presto dimenticato sia dalla critica sia dai teatri, motivo per cui la presente pubblicazione del volume risulta oggi ancora più importante, arricchendo e diffondendo in maniera significativa la conoscenza del compositore.

Il volume è diviso in tre parti: la prima (“Dal sinfonista all’operista internazionale”) comprende diversi saggi, incentrato ognuno su una specifica opera di Franchetti, in modo da dar conto del variegato e a tratti non facile percorso musicale del compositore; la seconda parte (“Le eredità di Franchetti”) presenta contributi che discutono in senso lato le eredità culturali e materiali della musica franchettiana (da una parte la ricezione della sua musica, soprattutto in ambito americano e tedesco, dall’altra l’indagine su alcuni importanti fondi di documenti presenti in biblioteche e archivi italiani, compresa la Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia). Infine, l’ultima sezione (“Documenti e materiali di lavoro su Alberto Franchetti”) comprende una ricca messe di materiali storici e documentari (sia inediti sia già pubblicati in altre sedi, ma di difficile reperimento), fondamentali per la ricostruzione di un quadro il più possibile completo della variegata personalità di Alberto Franchetti.

Un compositore oggi dimenticato, ma che all’epoca non mancò di smuovere l’animo dei grandi compositori a lui contemporanei, tra cui anche Claude Debussy: intervistato nel febbraio del 1910 sulle pagine del settimanale romano “Musica” riguardo le sorti della musica italiana dell’epoca, Debussy così rispose (e non possiamo che essere d’accordo sulle sue parole): “Un Boito e un Franchetti sono nomi che da soli basterebbero a irradiare tutta la musica italiana dell’epoca attuale”.

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