Reggio Emilia
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Sotto gli occhi del Crostolo

Reggio Emilia, 1877. Sullo sfondo dei moti risorgimentali, una scia di omicidi turba la quiete della cittadina emiliana. Il rinvenimento di un cadavere ai piedi della statua del Crostolo, in piazza del Duomo, segna l’inizio delle indagini che si sovrappongono alle vicende personali della giovane protagonista, Albina, e del suo gruppo di amici.

Inconsapevole di far parte dei complotti tra il suo tutore Silvestro e il suo ambizioso spasimante Gabriele, Albina verrà a conoscenza delle trame oscure che si celano dietro l’esclusiva Società di Pito e tra i suoi facoltosi membri.

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2 Responses to Sotto gli occhi del Crostolo

  1. Paola says:

    Molto più di un giallo, ma neppure un semplice romanzo storico. È difficile definire in modo univoco e convincente il romanzo Sotto gli occhi del Crostolo della giovane scrittrice reggiana Michela Rivetti, presentato il 3 gennaio scorso alla Galleria Parmeggiani dal prof. G. Pascarella, nell’ambito delle iniziative legate al “Presepe napoletano nel ‘700” di Salvatore Carulli.
    Un giallo, dunque, perché si apre con un omicidio avvenuto in una fredda serata di nebbia, proprio sotto alla statua del Crostolo, che dà il titolo al libro, ma anche un romanzo storico, perché ci troviamo nell’anno 1877 e l’accurata descrizione della vita quotidiana e della società ottocentesca in tutti i suoi ceti non è episodica, bensì condotta sistematicamente, soprattutto in virtù delle scrupolose ricerche dell’autrice su giornali e documenti dell’epoca, citati direttamente in alcuni passaggi, come nel capitolo dedicato alle reazioni susseguenti alla morte del re.
    Come accennavo in precedenza, inoltre, leggendo, abbiamo modo di apprezzare una precisa panoramica dei luoghi di ritrovo, delle abitudini di vita, del modo di abbigliarsi, del linguaggio dei personaggi, talora realmente esistiti, talora fittizi, di estrazioni sociali alquanto eterogenee. Gli aristocratici della Società del Pito, come gli intellettuali Andrea Balletti e Naborre Campanini, l’ingegnere Giangiove Casali e il Direttore Silvestro Bellerio, si ritrovano nei luoghi più esclusivi della città, spesso al Circolo del Casino, giocano a biliardo e non disdegnano di addentrarsi in conversazioni filosofiche di un certo spessore, su temi che spaziano dal piacere, alla precarietà della vita e alla ricerca della felicità, in cui sono chiamati in causa filosofi e pensatori classici e moderni, da Platone e Lucrezio a Schopenhauer. Non mancano neppure citazioni integrali delle opere di Naborre Campanini, prolifico autore di poesie di sapore foscoliano, oltre che archeologo di fama. All’estremo opposto della scala sociale, troviamo l’anarchico lustrascarpe Luigi Parmeggiani, il futuro attentatore di Prampolini, ancora giovane all’epoca, ma già colluso con personaggi poco raccomandabili e incline a lunghe bordate contro i ricchi; infine, la protagonista, Albina, si può definire una borghese, poiché è proprietaria di una libreria, ma, com’è tipico delle donne dell’epoca, non può prendere decisioni autonome senza l’assenso del suo tutore, in particolare nel momento della scelta dell’uomo da sposare. Immancabile, infatti, fa capolino anche la tematica amorosa, anch’essa calata nell’atmosfera e nelle consuetudini di fine Ottocento.
    Occorre evidenziare che questi personaggi non sono tipi fissi e stereotipati, bensì, grazie alla fervida fantasia e alla cura stilistica dell’autrice, pare di vederli realmente in azione, di sentire echeggiare la loro voce, di conoscerli da sempre e di seguirli nelle loro azioni quotidiane. Lo stesso si può affermare per le descrizioni delle strade e dei locali reggiani di fine Ottocento: mentre si è immersi nella lettura, è come se si passeggiasse realmente per le vie e ci si facesse sfiorare dal tabarro indossato da qualche nobiluomo. Oppure, come ha sottolineato il prof. Pascarella durante la presentazione, quando passeggiamo per le strade reggiane dopo aver letto il romanzo, non possiamo fare a meno di pensare a che cosa stava al posto degli attuali negozi, teatri, piazze nel 1877.
    Anche il filone del giallo non si esaurisce in se stesso, ma offre all’autrice l’occasione per sviluppare un tema quanto mai attuale, qual è quello delle speculazioni mediatiche sui fatti di cronaca: allora come oggi, la gente, morbosamente curiosa, è assetata di notizie di cronaca nera e di particolari sulla vita dei presunti criminali ed è disposta a prestar fede ad ogni diceria senza verificarne il fondamento; i giornalisti allora ne approfittano per sfruttare questi episodi, enfatizzarli senza ritegno per catturare l’interesse dei lettori e trarne vantaggio.
    Dunque, un romanzo dai mille spunti e dalle mille sfaccettature; ma se mi chiedessero quale sia il “sugo della storia”, non potrei che rispondere “il disincanto”: Michela, infatti, affascinata e influenzata anche dal pensiero di Ennio Flaiano, ci ricorda, con un pizzico di amarezza, che i rapporti di potere sono inesorabilmente immutabili e che, per quanto ci impegniamo, non possiamo fare nulla per migliorare la società e per porre un freno all’oblio cui il tempo ci destina.

  2. Maxwell says:

    Libro giallo tra piccole vicende amorose e intrighi politici. Scritto molto bene e piacevole da leggere.

    Al di là della trama davvero intrigante, penso che sia egregio l’impegno messo nella creazione di un contesto storico e culturale vero, quello della nostra città di un secolo e mezzo fa. Ed è anche divertente leggere di quei cittadini reggiani famosi che vivono e interagiscono tra le strade della Reggio Emilia risorgimentale.

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