Reggio Emilia
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Ritratto di una spia

La prima bomba esplode alle 11:46 del mattino, sull’Avenue des Champs-Elysées a Parigi. L’attentatore è un algerino di ventisei anni, proveniente da Clichy-sous-Bois, la banlieue subito fuori la capitale francese. L’esplosione è così violenta che la piramide del Louvre, due chilometri e mezzo più a est, oscilla sotto l’onda d’urto. Il ministro degli Interni francese, giunto sul luogo della carneficina, dichiara: “Baghdad è arrivata a Parigi”.

Diciassette minuti dopo, Baghdad giunge a Copenhagen dove, alle 12:03, un secondo kamikaze, educato in scuole danesi e sposato con una donna danese, si fa saltare in aria in mezzo a un gruppo di bambini. Alle 14:37 è la volta di Londra. Nell’elegante quartiere di Covent Garden, Farid Khan, nato nella capitale inglese da genitori immigrati nel Regno Unito da Lahore verso la fine degli anni Settanta, si fa esplodere provocando la morte di diciotto persone. L’Europa è sotto attacco. Con le casse vuote e i cittadini sempre più disillusi, il vecchio Continente sembra vacillare sotto i colpi di un nemico subdolo e invisibile, educato e cresciuto per giunta nel cuore delle sue antiche città.

Un nemico che resterebbe tale, se l’intelligence americana non incaricasse delle indagini un testimone d’eccezione dell’attentato londinese, Gabriel Allon, il celebre agente dei servizi israeliani giunto a Londra per esaminare, sotto la sua copertura di esperto restauratore d’arte, una preziosa tavola antica.

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