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Il pallone lo porto io

Nemmeno il suo più acerrimo detrattore potrà mai contestare un dato di fatto: Luciano Moggi, di calcio e di calciatori se ne intende molto, probabilmente più di chiunque altro nel nostro Paese. Passione, fiuto e capacità manageriali sono stati il propellente della sua straordinaria traiettoria professionale, iniziata in un’umile famiglia della provincia di Siena e conclusa, causa Calciopoli, come Direttore Generale del club più prestigioso d’Italia ai suoi massimi storici: la Juventus della Triade (gli altri due erano Giraudo e Bettega) ha infatti vinto con continuità tutto quello che c’era da vincere.

In questo libro ci sono i segreti e le rivelazioni sul calcio italiano degli ultimi quarant’anni relativi ai giocatori simbolo, agli allenatori mitici e ai presidenti delle squadre più importanti della massima serie. Si scopre che un giovanissimo, ma già promettente, Del Piero era stato ceduto scelleratamente al Parma, che Cristiano Ronaldo non arrivò alla Juventus per colpa di Marcelo Salas, che quel genio di Maradona era diventato un peso insopportabile, che Ferlaino giudicava Zola troppo brutto per essere bravo, che il Gran Premio di Monaco ha rischiato di travolgere il passaggio di Ibrahimovic in bianconero e che nella cassaforte di casa Moggi giace un contratto da direttore sportivo firmato dall’allora presidente dell’Inter, Massimo Moratti: correva l’anno 1998.

Nell’appendice finale del libro ci sono cento domande secche, grazie alle quali Moggi può sbizzarrirsi in giudizi a viso aperto.

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