Reggio Emilia
Via Emilia Santo Stefano, 3/D
Lun - Sab 9.00 - 19.30 | Dom Chiuso

Lo stradone

Primi anni Venti di questo secolo nella “Città di Dio”, decadente metropoli che assomiglia molto a Roma. Un uomo di circa settant’anni osserva dal settimo piano della sua palazzina le vicende dello “stradone”: i tanti personaggi che lo percorrono incarnano tutte le forme del “ristagno” della nostra società. Invecchiamento e conformismo, razzismo e sessismo, sopravvivenze popolari e “trentelli” rampanti, barbagli di verità, etnie in conflitto, il fantasma dell’integralismo islamico, la liquefazione di sinistre e destre e della classe media in un unico “grande ripieno”: nulla sfugge a questo narratore disordinato, ma perspicace, che pare saper restituire meglio di chiunque – con ironia, cinismo, nostalgia, umorismo – il non senso del nostro presente. Racconta anche, l’uomo senza nome, la propria esistenza di “Novecentesco”, aspirante storico dell’arte, funzionario di Ministero, uomo che ha creduto nel comunismo e poi si è fatto socialista e corrotto, con i suoi amori e, oggi, l’ossessione per la vecchiaia, la malattia, la pornografia; e ricostruisce infine con documenti veri o quasi-veri la storia di un quartiere i cui abitanti, operai e proletari, per secoli e fin oltre la metà del Ventesimo, hanno prodotto qui i mattoni di cui è fatta la Città: il quartiere più comunista e antifascista di tutti, forse visitato da Lenin – personaggio inatteso di queste pagine – nel 1908.

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