Reggio Emilia
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Acqua santissima

La mattina del 4 luglio 1966, don Antonio avrebbe dovuto celebrare una messa funebre per un capobastone di Ciminà, piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, ma venne ucciso in un agguato prima di riuscire a raggiungere la chiesa: le perizie balistiche accertarono che il sacerdote aveva sparato contro i suoi assassini per coprirsi la fuga.

Suor Rosa, la sorella del boss Paolo Martino, cugino del padrino di Archi, Paolo De Stefano, sfruttava le proprie conoscenze per acquisire informazioni riguardanti eventuali procedimenti penali in corso nei confronti del fratello.

Nel 2007, il boss Vincenzo Gioffrè entra a far parte del comitato per l’organizzazione della festa in onore della Madonna dei Poveri di Seminara. Anni prima, il sindaco neoeletto aveva tentato di modificare il percorso della processione per impedire che il fercolo della Madonna proseguisse, come da tradizione, fino alla casa del boss locale, ma le sue disposizioni vennero disattese e, qualche giorno dopo, per ribadire chi comanda, venne dato fuoco al municipio.

A partire dall’Ottocento, e per decenni, gli uomini della ‘ndrangheta hanno beneficiato del silenzio e dell’indifferenza (spesso interessati) della Chiesa. Solo dagli anni Cinquanta cominciano a registrarsi le prime denunce e le prime lettere pastorali, e la ‘ndrangheta diventa un “cancro esiziale”.

Gratteri e Nicaso affrontano l’argomento in un saggio che racconta la contiguità (che spesso diventa vera e propria connivenza) fra il potere spirituale e quello criminale, narrando anche di tutti quei religiosi che, forti della propria fede e del proprio coraggio, si sono opposti alla complicità con la ‘ndrangheta.

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