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Lucia Vasini ha raccontato “Nessuno dei due”

Martedì 19 aprile 2016, alla Libreria All’Arco di Reggio Emilia, Lucia Vasini ha presentato il suo libro “Nessuno dei due”: la storia di due uomini che, per anni, amano la stessa donna e della donna che, per anni, ama tutti e due. Ma soprattutto la storia dell’amore che i due uomini e la donna nutrono per il teatro, palcoscenico di passioni e scherzi del cuore.

Un racconto autobiografico che inizia nella Milano degli anni Settanta, quando Lucia Vasini arriva in città per frequentare la scuola di teatro del Piccolo. Dall’incontro con Strehler a quello con Paolo Rossi (compagno di lavoro e di vita), le vicende artistiche e sentimentali dell’autrice si fondo in un affresco dove vita e teatro diventano indissolubili.

Lucia Vasini, ravennate, inizia a fare teatro a 17 anni in una compagnia locale, per poi diplomarsi alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, cominciando subito a stringere proficui sodalizi artistici con Bebo Storti, Paolo Rossi, Dario Fo, Claudio Bisio, Giampiero Solari, Gabriele Salvatores, Cesare Lievi. Il successo arriva con le apparizioni televisive: “Diego al 100%”, a fianco di Diego Abatantuono, “Su la testa!”, con Paolo Rossi e Antonio Cornacchione, fino al più recente “Colorado”. Ha lavorato con diverse compagnie teatrali, sino a formarne una con Paolo Rossi e Giampiero Solari: “Les Italiens”.

L’incontro è stato condotto da Silla Simonini.

Lucia Vasini ha scelto anche di scriverci un po’ di sé: buona lettura!

“Lavoro da anni con pazienti psichiatrici, faccio il cosiddetto “teatro di utilità sociale”, continuo in modo indefesso a creare progetti per giovani, donne e anziani, cerco di portare avanti il mio lavoro di attrice e regista, ma soprattutto mi analizzo come persona, mi chiedo continuamente come posso migliorare sia come madre sia come essere umano. Da piccola volevo fare l’attrice e la psichiatra e in un qualche modo, ora, faccio entrambe le cose. Come attrice, gli addetti ai lavori dicono di me che sono eclettica, che mi trasformo; come paziente, i miei analisti dicono di me che non possiedo un “io” ben strutturato. In poche parole: che donna sono? Che donna sei Lucia?

Forse è più facile rispondere dicendo ciò che non sono o, meglio, ciò che non credo di essere: credo di non essere stronza, ma, a volte, ho la sensazione di comportarmi un po’ da snob che se la tira; credo di non essere cinica, ma non so se corrisponde alla verità. Da ragazza, quando frequentavo la scuola del Piccolo Teatro a Milano, polemizzavo sempre con gli insegnanti dicendo loro che non era “giusto” che all’interno delle commedie ci fossero tantissimi ruoli per gli uomini e pochissimi per le donne: la media era di 6 uomini contro un massimo di 2 donne. Io volevo fare Amleto, non Ofelia. A parte Giulietta, tutti i personaggi che parlano tanto, in Shakespeare, sono maschili. Mi ricordo che era una lotta continua, ma io non mollavo e quando mi hanno proposto una tournée in Francia ho messo come condizione di poter recitare due personaggi, uno femminile e uno maschile (Colombina e Arlecchino).

Ero molto “tosta”, allora, negli anni Settanta. Passavo per quella che diceva sempre la verità e si batteva contro le ingiustizie: ero determinata, ostinata, ribelle. Ho ancora un po’ questo carattere, devo sempre pensare con la mia testa e rifarmi ai principi e valori che, fortunatamente, mi hanno trasmesso i miei genitori (non con le parole, ma coi fatti). Una volta, negli anni Novanta (mi ero da poco lasciata col papà di mio figlio), una psicologa mi chiese qual era il personaggio che preferivo e io le risposi: Giovanna D’Arco. Avevo scelto un’eroina che si vestiva da uomo e lottava contro l’ingiustizia, una scelta tosta, senza dubbio. Poi è andata a finire che Giovanna D’Arco l’ho recitata in versione comica e drammatica!

I personaggi che affrontavo li facevo, sempre, in doppia versione: al cabaret e in teatro. Parlare di me attraverso i personaggi mi risulta infatti più semplice. Nel cinema ho fatto solo ruoli di mogli: sono stata la moglie di Paolo Rossi (in 2 scene), ma lì il ruolo aderiva alla realtà, infatti ero incinta e aspettavo un bimbo da lui; poi ho fatto la moglie di Diego Abatantuono (2 scene anche lì), di Carlo Verdone (4 scene ), di Ivano Marescotti (2 scene). Da qualche tempo mi chiamano per recitare il ruolo della madre: devo dire che con questo ruolo sociale non ho conflitti, sono quasi contenta perché il ruolo di madre è quello che più di ogni altro mi ha appagato e mi gratifica. Ma non nella finzione, bensì nella realtà.

Ora sono in un momento delicato della mia vita, ho la maturità giusta per costruire dei personaggi femminili senza un’identificazione di ruolo, senza etichette date dalla società. Persone con un’identità propria, donne e basta. Chissà, magari è la volta buona che imparo ad amare Lucia per quello che è e a diventare lei”.