Sarah Quigley
Sinfonia Leningrado
Leningrado, 1941. La città è stretta nella morsa dell’esercito tedesco e sembra frantumarsi sotto le granate nemiche. Ovunque, suoni terribili: lo stridore delle slitte cariche di cadaveri, le terrificanti esplosioni dei candelotti di dinamite impiegati per scavare fosse comuni, l’ululato dei cani e dei gatti randagi uccisi per sfamarsi.
Karl Il’ic Eliasberg, il direttore dell’Orchestra Radiofonica di Leningrado, è reduce da un incontro con il direttore della radio e con i responsabili del Dipartimento delle Arti. Gli hanno trasmesso un ordine di Zdanov, il segretario del partito che guida la difesa della città : ricostituire l’Orchestra Radiofonica, sciolta per la morte di buona parte dei suoi componenti, per eseguire la Settima Sinfonia che Sostakovic ha appena terminato.
Eliasberg è paralizzato dalla paura e dal desiderio. Mai in vita sua gli è stata offerta un’opportunità del genere e mai la posta è stata così alta. Tuttavia, come portare a termine quel compito così imponente con i pochi musicisti rimasti, stremati dalla fame e con le mani e i piedi tormentati dai geloni, i volti di un pallore mortale e coperti di piaghe?
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